Lo Spazio Bianco

Rivista online di informazione, critica e divulgazione fumettistica.

Sulla scrittura

Regola generale: quando scrivi un articolo, un racconto, un pezzo qualsiasi lascia correre almeno due giorni prima di spedirlo. Ricordati che niente ti avvilisce di più e ti toglie il gusto di scrivere come veder stampata una cosa inesatta, che con un minimo di pazienza, senza fretta, avresti potuto rendere migliore o almeno leggibile. Ricordati, ma tu lo sai bene, che un racconto cattivo annulla dieci racconti buoni e che la memoria del lettore malizioso torna più volentieri sulle prove mediocri o cattive, che sulle buone. Queste gli sembrano indispensabili, non ne fa gran merito allo scrittore, ma quelle lo accontentano nel suo bisogno di distruzione. (da “Diario degli Errori” di Ennio Flaiano)

Lo scrittore Larry Niven, consiglia di conservare i propri errori di battitura per battezzarci personaggi esotici o razze aliene. E così Coraline, nata da uno scivolamento di dita sulla tastiera, non è mai tornata Caroline. (dall’intervista di M. Giovannini a Neil Gaiman, sulla rivista cinematografica “Ciak” del giugno 2009)

Più leggete, meno correrete il rischio di rendervi ridicoli con la penna o il computer. (Stephen King)

Preferisco scrivere perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico ad essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno ad eliminare le ragioni d’insoddisfazione di cui posso rendermi conto (Italo Calvino)

L’artista, il Poeta, il Musicista, lo Scrittore, nell’Immaginario è colui che possiede l’ariete con la quale sfonda teorie consolidate. L’artista svergina menti con l’acutezza e la profondità del suo Atto-Pensiero. L’artista plasma gli elementi per infilare la lingua in bocca all’immortalità e cacare sulla mediocrità. L’artista penetra più a fondo di tutti. I suoi assoli fan pensare a salti nel vuoto con il paracadute di pastafrolla. A Ghiacciai di rose. A Concimaie di Cioccolato. L’artista raccoglie le lacrime degli esseri umani e ne fa pioggia battente. Simula l’incontro con l’ultraterreno. Circuisce i cavidotti cerebrali per farne autostrade di serotonina. Sgancia bordate di cui è bello soffrire. L’artista soffre. Trasfigura. L’artista piange testardamente. L’artista spara pallottole d’argento e infila paletti di frassino in inconsapevoli ed ignari cuori pronti a mostrare di nuovo il petto. (William Dollace)

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera. (Anna Maria Ortese, da un’intervista del 1977, ora in Corpo Celeste, Adelphi, 1997)

Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore… sono queste le cose che ti tengono in vita. (John Keating dal film "L’attimo fuggente")

Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile. (Karl Popper)

Nessuna lacrima nello scrittore, nessuna lacrima nel lettore. (Robert Frost)

Si scrive perché si cerca compagnia, poi si pubblica perché gli editori danno un po’ di denaro. (Anna Maria Ortese)

La conoscenza di differenti letterature è il modo migliore per liberare se stessi dalla tirannia di una di quelle. (José Martí)


Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? (Joseph Conrad)


Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile. (Fabrizio De André)

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